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“Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro”.

Sono parole dell’orazione funebre di Alberto Moravia per Pierpaolo Pasolini. Mi sono venute in mente oggi, dopo aver appreso della morte di Pierluigi Cappello, poeta molto bravo e troppo giovane (si è spento a cinquant’anni dopo una lunga, terribile malattia).

Molti i ricordi e gli omaggi al giovane poeta, forse il più grande poeta italiano contemporaneo. Nato a Gemona del Friuli (Udine) e cittadino onorario di Udine e Tarcento (Udine), Cappello ha vinto il premio «Montale» nel 2004 con «Dittico», il «Viareggio-Rèpaci» nel 2010, il «Vittorio De Sica» nel 2012 (ricevuto da Giorgio Napolitano al Quirinale) e il «Maria Teresa Messori Roncaglia ed Eugenio Mari» per l’opera poetica, conferitogli nel 2013 dall’Accademia dei Lincei. Nel 2014 a Udine, gli è stato consegnato il premio letterario internazionale Terzani ex aequo con Mohsin Hamid. Nel settembre 2013, ha ricevuto dall’Università di Udine la laurea honoris causa in Scienze della formazione. Pierluigi cappello aveva esordito nel 1994 con “Le nebbie” (Campanotto Editore). Oggi tutte le sue poesie sono raccolte in due volumi, “Azzurro elementare” e “Stato di quiete”, usciti entrambi per Rizzoli.

Alcuni versi per ricordarlo:

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l’hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l’allegria dei vinti e una tristezza grande.

Da “Parole povere”, in “Mandate a dire all’Imperatore”
Crocetti Editore 2010
Premio Viareggio-Repaci 2010

Rai Letteratura ricorda Pierlugi Cappello attraverso le sue parole nel libro “Questa libertà”:
“Ci sono parole senza corpo e parole con il corpo. Libertà è una parola senza corpo. Come anima. Come amore. Parenti dell’aria e quanto l’aria senza confini definiti. Hanno bisogno di qualcuno che presti loro la sua carne, il suo sangue e i suoi limiti perché diventino concrete. In questo libro è raccontata la storia di come una libertà, la mia, sia germinata dai luoghi vissuti da bambino e poi abbia preso il volo dal mio incontro con la lettura”.
Il contributo dedicato al poeta friulano è disponibile qui.