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Le mie estati sono legate ai ricordi d’infanzia e a spiagge degli anni ’70. A marine segnate negli anni dall’abusivismo e dall’incuria, ma che schiudono ogni anno il sapore di mare.

Non riesco a provare attrazione per luoghi esotici e mete modaiole. Mi viene la nausea solo a pensarci: la folla, il traffico, i lounge bar, i lettini in prima fila, gli apericena.

Devo sempre, proprio devo, tornare al mare dove mi portavano mamma e papà da piccola, dove i ricordi delle vacanze con fratelli e cugini sono ancora vividi e freschi. Sarà solo l’effetto della nostalgia, ma la nitidezza delle immagini è tale che stringo un po’ gli occhi per via del sole.

In un post del mio vecchio blog, il ricordo dolce e amaro di Casalabate:

Ci sono luoghi cui è doveroso rendere omaggio, dove occorre tornare e fermarsi a ricordare. Casalabate è tra questi.
Per alcuni decenni questa marina di Lecce sulla costa dell’’Adriatico ha accolto generosamente i bagnanti entusiasti di Campi Salentina, Squinzano e Trepuzzi. Negli anni ’’70 non c’’è stato bambino che, come me, non vi abbia passato l’’estate tra il lungomare, il bar Valentino, le spiagge delle Rotonde e i lidi dove dai jukebox risuonava incontrastato lo Yuppi du di Celentano.
Allora le spiagge erano lunghe e larghe, la sabbia dorata e il mare limpido, basso alla riva.
In breve tempo l’’entusiasmo dei villeggianti, ansiosi di accaparrarsi un posto al sole, ha prodotto mostri di cemento. Casalabate si è trasformata nel regno dell’’abusivismo, segnando il trionfo incontrastato dell’’alluminio sugli infissi e il dominio assoluto della formica nell’’arredamento d’’interni.
Un impero cui fanno la guardia, nei lunghi mesi invernali, schiere variopinte di Biancaneve e Sette Nani, ruggenti leoni in tufo e improbabili riproduzioni di statue neoclassiche.
Puntuale, ogni estate Casalabate sfodera il suo fascino e la sua dignità composta, come una vecchia signora che ne ha viste un bel po’’ e porta i suoi anni con decoro e molta ironia.
Come potrebbe sennò indossare con tanta disinvoltura i nomi delle sue vie?
Passeggiando fra le strade contorte e accavallate l’’una sull’’altra scopro lo svolgersi fantasioso, eppure ordinato, di specie marine: via Stella Marina, via dell’’Acciuga, della Seppia, delle Attinie, dell’’Astice, del Granchio, del Pesce Spada, del Pesce Palla, del Pesce Pagliaccio. Seguono: il Corallo, lo Sgombro, l’’Alice, l’’Orca, la Balena, il Dattero, le Vongole, i Mitili, il Riccio, il Calamaro, la Spugna. Fanno pendant con l’’insieme: via della Cambusa, del Veliero, del Gozzo, della Lampara.
Sulla scia di questo Umanesimo del terzo millennio che illumina le menti degli amministratori di Casalabate, mi permetto di suggerire nomi di vie di ispirazione marinaresca dedicati all’’abbigliamento: via del Costume Intero, via del Bikini, via del Tankini, via del Topless, via del Tanga.
E non tralascerei la branca degli accessori & affini: via del Pareo, via del Caftano, via della Bandana, via del Panama, via degli Occhiali da Sole, via dell’’Indispensabile Crema Solare.
Purché Casalabate viva ancora.