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Una voce roca e uno sguardo intenso fanno da sfondo alla lunga conversazione con Angela. A tratti il suo racconto si fa difficile, quando la sofferenza degli ultimi anni fa sentire tutto il peso e non lascia intravedere un esito positivo.

E’ solo per pochi attimi, però: Angela ha coraggio ed è caparbia, non molla.

Angela ha una vita ricca di impegni gratificanti, tra l’amore per i figli e un lavoro in cui dà il meglio di se stessa, nonostante a volte si senta a pezzi. Nonostante molti di quei pezzi sente di averli persi per strada.

Questa è la storia di un lungo cambiamento, di un percorso ad ostacoli dove i sensi di colpa pesano su conquiste e obiettivi raggiunti. Ma è una storia scritta con forza e determinazione.

La storia di Angela, 45 anni, Genova.

Ciao, grazie per il tempo che hai deciso di dedicare a me e ad #occhidiragazze. Raccontami chi sei e qual è la tua storia.

Sono Angela, ho 45 anni. Sono madre, insegnante e pedagogista, ma sono soprattutto una donna. Lo dico perché mi sta a molto a cuore essere una brava madre, una brava insegnante e una brava pedagogista ma mi rendo conto che non mi occupo abbastanza di me stessa. Io ci sono sempre dopo tutto il resto. Sento questa esigenza forse perché è il periodo della vita in cui si tirano un po’ le somme, perché a 45 anni non si decide più di essere madre, ma ci si riscopre nuovamente donna, soprattutto se hai fatto delle scelte.

A quali scelte ti riferisci?
Io ho scelto di separarmi, di divorziare e di staccarmi radicalmente da una relazione in cui ormai da tempo non stavo bene. Nel momento stesso in cui ho deciso di lasciare il padre dei miei figli, quella scelta ha radicalmente cambiato la mia vita, sotto moltissimi aspetti. Ho lasciato non solo il padre dei miei figli, ma anche un uomo che non era più mio marito da molto tempo e che mi faceva sentire invisibile, una donna insignificante. Subito dopo la separazione mi sono in parte scoperta anche come donna, ho cercato delle conferme, il che si è rivelato essere un’avventura interessante ma anche un po’ pericolosa perché mi sono trovata in situazioni non sempre facili da gestire. E’ stato importante però avere la possibilità di riscoprire questa parte di me.

In cosa la scelta di lasciare il padre dei tuoi figli ti ha cambiato la vita?
Uscivo da un vissuto di certezze dove avevo una vita fatta di casa, lavoro, famiglia, marito e figli e poi mi sono ritrovata catapultata in una realtà del tutto nuova, dove ho fatto i conti con persone che mi sembravano in un modo e poi si sono rivelate ben altro. Anche se in primo momento mi dicevo: “Sono un’adulta, posso farcela. So come vanno le cose”, in realtà non sapevo proprio nulla e mi sono fatta molto male. Ho scoperto così le mie fragilità.

Quali, per esempio?
Ho scoperto che mi fido tanto delle persone, che investo troppo su chi ho davanti invece che su di me. Ho capito che la strada per stare bene non è certo cercare me stessa nelle persone.

A che punto sei di questa ricerca?
A tre quarti, nel senso che ora ho capito che sto tanto bene da sola, con i miei figli e con quello che ho costruito fino ad ora. Ma cado ancora nella trappola di pensare che la felicità mi arrivi dall’esterno, dalle parole delle persone che mi circondano e so che ho ancora un po’ di lavoro da fare su questo.

Che origine ha questa cosa, secondo te?
Non lo so e ogni tanto penso sia il caso di andare alla ricerca dei motivi profondi del perché io cerchi il mio benessere negli altri. Mi do molte colpe per questo, perché ho sempre sbagliato nelle relazioni e anche nel matrimonio, anche se non rimpiango nulla. I miei figli, del resto, sono il frutto dell’amore con mio marito. E naturalmente quando il mio benessere ha a che fare con loro, il discorso cambia: sapere che sono felici e stanno bene è per me fonte di benessere.

Parli di senso di colpa e di sbagliare, ma in un matrimonio si è in due. Che analisi hai fatto di quello che è accaduto?
Mi viene sempre in mente l’immagine della barca in mezzo al mare: quando mi sono resa conto di remare solo io, mi sono detta che avrei fatto meglio a stare da sola invece che fare fatica per due. Capisco che in una coppia non tutto possa rimanere come all’inizio, però se c’è un amore profondo si cresce e si fa la strada insieme. Io invece quella strada l’ho dovuta far da sola e troppe volte mi sono costruita delle false risposte pur di non affrontare quello che accadeva. Finché non sono arrivata ad un limite oltre il quale non potevo andare e ho deciso di separarmi.

Rimpiangi questa scelta?
Per certi versi si. Penso che non avrei dovuto allontanare i miei figli dal loro padre. Il nostro accordo prevede che lui li veda ogni volta che vuole, ma in realtà li cerca solo quando gli è comodo, tra un impegno e l’altro. Questo mi conferma che ho scelto la persona sbagliata come compagno e come padre dei ragazzi. Un doppio errore che pago e pagherò sempre. Forse, mi dico, avrei dovuto fingere e aspettare qualche anno per assicurare almeno la presenza fisica di un padre in famiglia. Non fanno così molte donne?

Forse. Però se è vero che tu hai fatto la scelta di separarti, lui non ha smesso di essere padre.
Certo. Ma ora mi trovo nella condizione di dover sempre presidiare qualcosa e qualcuno al di sopra di tutto, cioè i miei figli. Significa anche che la mia identità di madre viene prima di ogni cosa perché ho il dovere di colmare un vuoto che si è creato. Mi sento in colpa nei loro confronti e mi arrabbio con me stessa, perché questi errori hanno compromesso la mia vita e la mia identità di persona e ora soffro moltissimo.

Al momento c’è un uomo accanto a te?
Ho un compagno, ma con lui mi sto accontentando. E sono arrabbiata, perché non sono coerente con i miei principi come lo sono stata in passato. Ma sono stanca e non ho più voglia di combattere. Quest’uomo adesso è accanto a me e lascio che le cose vadano finché stiamo bene insieme. Lui lo sa e con lui parlo liberamente di quello che desidero, di quello che sono, di quello che non ho. Di certo non intendo legarmi ad una persona al punto da dovermi poi staccare con difficoltà. Chissà, forse non troverò mai un compagno che mi ami o forse sono io che pretendo troppo e devo solo abbassare le mie aspettative.

O forse volerti bene, semplicemente.
Ah, io non so se mi voglio bene. Sicuramente faccio tanto, sono sempre impegnata, riempio la mia vita di tante cose. Però ho la consapevolezza che io continuo a mettermi da parte e che mai mi prenderò.

Fai un lavoro in cui la tua presenza e il tuo cuore ci sono tutti, altro che metterti da parte! Perché hai scelto di fare la maestra?
Perché sto bene con i bambini, mi piace moltissimo. Sono stata una bambina felice, sono stata amata. E’ una condizione che auguro ad ogni bambino. I miei genitori erano persone molto semplici e forse nella semplicità ci si amava di più. Sono figlia di siciliani, ora hanno 80 anni e appartengono a quella generazione in cui si crescevano i figli con poco. Loro si sono preoccupati tanto per noi durante la nostra infanzia, ma il futuro ce lo siamo costruito da soli. La malattia della mamma ci ha spinto a rimboccarci le maniche. Ero un’adolescente, avevo l’età dei miei figli, e da un giorno all’altro ho dovuto pensare alla casa, ai miei fratelli e al lavoro, sennò non avrei potuto studiare. Erano altri tempi, certo, però c’era una motivazione forte e ognuno di noi si è creato la propria strada. La mia è sempre stata quella dell’insegnamento. Mi sarebbe piaciuto studiare medicina, ma forse anche nell’essere maestra c’è qualcosa che ha che fare con il curare le persone. Sento una responsabilità enorme e rifletto molto su quello che dico ai bambini, su come glielo dico e alla relazione che si crea con ciascuno di loro. Cerco di essere serena ed equilibrata e sono sempre pronta all’ascolto. In questo sono molto brava, lo dico con sincerità. Sono soddisfatta di quello che faccio e amo il mio lavoro.

E’ qualcosa che ti rende felice, quindi. Cos’altro per te è felicità?
In generale mi rende felice quello che faccio ogni giorno per tutti. Mi rende felice fare bene la maestra, cercare di essere una buona madre e ascoltare i miei figli, cercando l’equilibrio tra l’ascolto e l’autorità di cui hanno bisogno, visto che il padre latita.

Cosa ti rende orgogliosa?
Sono orgogliosa quando porto a termine le cose che ho iniziato. Non faccio mai una cosa senza finirla. Credo che non terminare le cose tolga loro significato, non permette che diventino una tua esperienza. Così finché non ho portato a termine quello che ho iniziato, mi sento insoddisfatta.
E’ stato così con un master che ho frequentato, pochi anni fa e ad un’età completamente diversa da quella dei miei giovanissimi compagni di corso. E’ stato così quando ho deciso di separarmi. Volevo essere totalmente indipendente dal mio ex marito, così ho pianificato dei passi e li ho fatti: la separazione, il divorzio, poi l’acquisto di una casa solo mia. Sono caparbia, non mollo. Però ogni tanto perdo pezzi, ne ho persi troppi per strada.

Hai fatto delle scelte coraggiose, anche questo dovrebbe renderti orgogliosa.
Forse. Mi auguro che un giorno i miei ragazzi vedano in me una donna che ha lottato per la propria autonomia e che ha fatto di tutto per farli crescere bene. Forse questo succederà, forse prima o poi sarò un modello di donna da apprezzare, da cercare anche nella propria compagna. Forse. Fatto sta che al momento mi cruccio per le mie scelte, per aver esposto i ragazzi a delle difficoltà, per sentirmi io stessa in difficoltà.

Così però non riesci a guardare con obiettività quello che hai realizzato.
Mi rendo conto di quello che ho realizzato, ma il senso di colpa rimane perché la felicità dei miei figli è importantissima, forse più di tutto quello che ho costruito. O perlomeno è di pari importanza. Mi riconosco un sacco di pregi, però ci sono errori talmente grandi che se li fai poi è un bel casino. Mi sento fregata.

Quali sono le tue paure, i tuoi timori?
Non mi fa paura nulla. Forse l’unico timore è quello di non star bene, di non riuscire a vedere i miei figli camminare sulle proprie gambe. E di non riuscire a fare qualcosa per me, per avere quella gratificazione di cui ho bisogno.

Come vedi il tuo futuro, cosa ti auguri?
Mi auguro di non ammalarmi, di star bene con i miei figli e di star bene con me stessa, anche da sola. Oggi so che la gratificazione non arriva solo dall’esterno o da un uomo. Posso essere felice: ho il lavoro, i miei figli, le amicizie. Se ci sarà un compagno, bene, ma dovrà guardare a me come persona, nell’insieme, a quello che sono davvero. E questo ancora non mi è accaduto.

E tu? Quali scelte difficili hai affrontato? Qual è oggi il tuo stato d’animo? Quali i tuoi timori? Sono sicura che hai una storia da raccontare e io sono pronta ad ascoltarti. Scrivimi a occhidiragazze@gmail.com.

#Occhidiragazze è un lungo racconto di storie straordinarie di donne normali.

Ti aspetto,
Alessandra