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Una grande voce della poesia contemporanea è quella di Beppe Salvia. Potente e vitale, densa di fede nuova nella poesia.
I suoi versi arrivano dritti in gola e lì bruciano a lungo.
Ne sto leggendo più che posso, cercando i suoi contributi e gli scritti di coloro che hanno conosciuto il giovane poeta suicida a 31 anni nel 1985.

Il primo componimento in cui mi sono imbattuta tempo fa è questo:

A scrivere ho imparato dagli amici

A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera.

Cuore (Rotundo, 1988)

Per conoscere la vicenda umana e poetica di Beppe Salvia, segnalo alcuni approfondimenti: