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Valentina ha gli occhi verdi e lunghe ciglia scure. Sorride e parla con calma quando mi racconta la sua storia.

Ripete spesso di essere una persona fortunata ma, sottolinea, è grata ogni giorno per quello che ha conquistato e per le persone che fanno parte della sua vita.

Quando è in classe, lei è una maestra, apre lo sguardo su tutti i bambini e li accoglie con gentilezza e con la leggerezza di una lunga esperienza che rende ogni gesto naturale.

Ed è con naturalezza che ripercorre i momenti della sua vita e le sue conquiste, spinta dal desiderio di indipendenza e di vivere con i propri mezzi.

Sono Valentina, ho cinquant’anni e vivo a Genova. Sono una maestra di scuola dell’infanzia. Sono nata in un paese in provincia di Milano, ho una sorella poco più grande di me e vengo da una famiglia normale. Sono stata fortunata perché pur essendo la mia una famiglia comune, in casa si stava bene e non c’erano preoccupazioni economiche, al contrario di famiglie di mie amiche e conoscenti. Mamma e papà lavoravano entrambi e la mia mamma, a quei tempi – erano i primi anni ’70 – lavorava, era un’insegnante, e guidava l’auto.

Nei primi anni ’70 mia madre insegnava e guidava l’auto. Le mie amiche la guardavano con meraviglia.

Ricordo che le mie amiche e i compagni di scuola guardavano con meraviglia a mia madre. MI ripetevano quanto fossi fortunata ad avere una mamma maestra perché, dicevano, ci potevo fare i compiti e non sbagliare niente. Naturalmente non era così e sorrido quando penso all’ingenuità di allora. Molti miei coetanei poi si stupivano perchè la mia mamma guidava e mi scarrozzava ovunque, accompagnandomi a scuola o alle attività pomeridiane. Le mamme “normali” erano casalinghe e si muovevano a piedi o con i mezzi pubblici. Sembrava una cosa fantastica anche a me, ma crescendo poi mi sono resa conto che era uno svantaggio. Quando ero adolescente e iniziavo ad andare in giro con il fidanzatino, mia madre mi scovava ovunque. Scendeva infuriata dalla macchina e mi prendeva a ceffoni. Poi mi riportava subito a casa! Una cosa impensabile, se ci pensi, al giorno d’oggi.

Sembrava una cosa fantastica, ma poi lei mi scovava ovunque andassi con il mio fidanzatino.

Da ragazza frequentavo il Liceo, volevo fare il medico ma ho capito presto che sarebbe stato un percorso troppo lungo e che non avevo tantissima voglia di studiare. Volevo anzi diventare presto indipendente e vivere per conto mio. Così mi sono iscritta alle Magistrali e, appena preso il diploma, ho fatto il concorso per la scuola e l’ho superato. A diciannove anni ero di ruolo e avevo già la mia classe. E adesso sono trent’anni che faccio questo lavoro, la maestra. Sono andata via di casa prestissimo, quindi, avevo il mio appartamento e la mia indipendenza e ho iniziato a vivere la mia vita, con i miei mezzi. Penso di essere stata molto fortunata anche in questo, considerando quello che accade oggi a chi si affaccia sul mondo del lavoro o a chi cerca nuove opportunità.

A diciannove anni avevo già la mia indipendenza e vivevo la mia vita.

In amore ho avuto due storie importanti. Per amore sono andata via da Milano e mi sono trasferita in Liguria. Mi ci sono trovata talmente bene che poi, una volta finita la storia, ho deciso di rimanere. Qui si vive meglio, meno di corsa e poi c’è il mare. Dopo questo amore ho continuato a vivere la mia vita, custodendo la mia indipendenza e la mia autonomia, anche oggi che ho un nuovo compagno con cui sto molto bene.
Sono serena. Al mattino mi sveglio e sono felice. Difficilmente mi capita di essere triste. Credo che la felicità sia uno stato che hai dentro. Certo, sono stata fortunata: non ho avuto grossi dolori o vissuto situazioni traumatiche, ma non per questo non apprezzo quello che ho e che ho conquistato. Anzi, ne sono contenta e grata.

Sono una persona fortunata e sono molto grata per quello che ho conquistato.

E poi sono orgogliosa del mio lavoro, di quello che faccio tutti i giorni a scuola. E’ un lavoro che svolgo con grande responsabilità e impegno. Sono orgogliosa perché vedo che a distanza di anni, quando incontro i miei ex alunni, alcuni ormai trentenni, si ricordano di me e hanno un bel ricordo. C’è ancora molto affetto. Per scelta non ho voluto bambini perché ho i bambini della scuola. E di questa scelta sono ripagata ogni giorno.
Ci pensavo giusto qualche tempo fa: ogni anno circa dieci dei miei bambini lascia la scuola dell’infanzia per andare alla primaria e se penso che sono trent’anni che insegno, allora mi dico che dieci bambini per trent’anni sono tantissimi! Trecento! E sono tutti bambini miei. Sono affezionata a tutti loro e il fatto di aver contribuito a lasciare un’impronta positiva nella loro vita mi rende orgogliosa e felice.

Non sono mamma, ma sono orgogliosa dei miei 300 bambini.

Sono una persona serena, ma ho le mie paure. In particolare mi fanno paura la vecchiaia e ancora di più la malattia. Perché l’ho vissuta con mia mamma e finché non la vivi in prima persona ti sembra sempre una cosa lontana, invece poi ti tocca da vicino. Quanto ad invecchiare, se uno sapesse di invecchiare bene, si può fare. La malattia, invece, è qualcosa che proprio mi terrorizza. Mi fa paura anche perché vedo cosa succede attorno a me, nella società in generale, e mi sembra che non ci aspettano cose belle, che i nostri diritti di oggi un domani potrebbero non esserci più. Questa cosa mi preoccupa tanto.

La mia è una felicità senza eccessi.

Per il futuro mi auguro di andare avanti con serenità, con questa mia felicità che non ha grandi eccessi però mi fa star bene. Il mio sogno è di arrivare alla pensione e poi di andare a vivere con il mio compagno in un paese all’estero, dove si sta sicuramente meglio che qui in Italia.

Autonomia e serenità: su queste basi Valentina ha costruito la sua “felicità senza eccessi”, fatta anche di un lavoro che la gratifica e di un nuovo compagno con cui sogna di vivere lontano dall’Italia. Non senza però aver lasciato di sé un’impronta positiva e affettuosa in ogni bambino di cui si è presa cura.

E tu? Su quali basi hai costruito la tua vita, su quali valori? Hai raggiunto la tua “felicità senza eccessi” o sei ancora alla ricerca di serenità? Cosa ti gratifica e cosa ti rende felice? Cosa invece ti fa paura?

Sono sicura che hai una storia da raccontare e io sono pronta ad ascoltarti. Scrivimi a occhidiragazze@gmail.com.

Occhi di ragazze è un viaggio narrato attraverso l’hashtag #Occhidiragazze in cui trovano spazio gli sguardi delle donne che ho la fortuna di conoscere o che il caso mi fa incontrare, ma anche le storie delle amiche che fanno parte della mia vita, delle nonne, delle mamme, delle bambine e dei loro occhi di ragazze.

Ti aspetto,
Alessandra