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Rosaria sorride mentre racconta la sua storia. Dice che non c’è nulla di importante da dire, ripete che lei è una donna normale. I suoi occhi dolcissimi si illuminano però quando parla delle sue bambine e della sua famiglia.

Racconta cos’è per lei la felicità, descrive l’orgoglio di far bene il proprio lavoro e riceverne la giusta gratificazione. Il suo sguardo si allarga verso tutto quello che la circonda quando pensa al futuro e spera, per tutti, in un grande cambiamento.

Così in pochi minuti mi regala una storia semplice e limpida, ma profondissima.

Eccola qui, la storia di Rosaria, che comincia raccontandomi chi è:

Sono Rosaria, ho 44 anni, ho due bambine, un marito, un lavoro che detesto. No, non è vero: amo il mio lavoro, ma detesto le persone per le quali lavoro. Questo però ha un’importanza relativa, quello che conta per me è far bene ed essere soddisfatta del mio compito. Lavoro in un albergo, sono alla reception. Accolgo le persone quando arrivano, do loro il benvenuto e le saluto alla partenza. Mi prendo cura degli ospiti durante il soggiorno, vengo incontro alle loro esigenze, anche alle richieste più disparate, e mi impegno perché la permanenza in albergo sia più piacevole possibile. Mi piace molto il mio lavoro perché amo il contatto con la gente. Non potrei mai lavorare in un ufficio tra quattro mura, io da sola con fogli, penne e pc. Non potrei farcela, non fa proprio per me!

Una situazione drammatica si è rivelata essere una svolta decisiva per la nostra vita.

Vivo a Genova, ma sono nata in Calabria. Sono arrivata qui, nel ponente genovese, quando avevo tre anni. Ci siamo trasferiti con tutta la mia famiglia: mamma, papà e cinque figli, due bambine e tre bambini. Mia sorella più piccola aveva bisogno di assistenza medica continua e specialistica e l’Ospedale Gaslini era il luogo dove avrebbero potuto prendersi cura di lei, subito e negli anni a venire.
Ogni tanto mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se fossi rimasta giù.
Questo perché vedo le mie cugine, cui sono molto legata, che hanno stile di vita, abitudini e mentalità completamente diversi dai miei. Chissà, mi chiedo, se io oggi sarei come loro se fossi rimasta lì.
In realtà mamma e papà avevano una mentalità diversa già allora. Erano uniti e forti e quando hanno compreso la gravità della situazione, non hanno esitato a lasciare la Calabria per offrire a mia sorella un futuro sicuro. Ci hanno portati qui per salvare una figlia, si, ma anche per dare un’opportunità a tutti noi.

A volte guardo mia sorella e le dico: “Ehi, è grazie a te!”

Dall’insorgere di una malattia è nata una vita nuova per la mia famiglia. Una situazione drammatica si è rivelata essere una svolta decisiva per la nostra vita.
A volte guardo mia sorella e le dico: “Ehi, è grazie a te!”. Lei mi sorride, ma è la verità. E’ grazie a lei se sono quella che sono, se siamo tutti le persone che siamo oggi.

Mi rende felice già solo svegliarmi la mattina.

Sono una persona positiva. Mi rendono felice le cose di ogni giorno. Mi rende felice già solo svegliarmi la mattina. Quando vado a lavorare e vedo l’alba sono felice. E naturalmente mi rende felice la mia famiglia: le mie bambine e mio marito. Mi rende felice tutta la gente che ho intorno, le persone che mi vogliono bene. Sicuramente se fossi sola, non sarei felice come sono. E’ l’insieme di tutto quello che mi circonda che mi rende felice. Gli affetti in particolare. E di questo sono sempre grata.

Le mie bambine sono la cosa più bella che ho fatto nella mia vita.

Mi rendono orgogliosa delle mie bambine. Penso che siano la cosa più bella che ho fatto nella mia vita. Ci sono dei momenti in cui vedo la loro fragilità e penso che sono piccole e indifese, ma mi rendo conto anche che hanno del carattere. Lo vedo dall’atteggiamento che hanno verso gli altri e verso i nonni, per esempio. Si preoccupano per loro se non stanno bene e sono affettuose e pure simpatiche.
Quando ero in attesa della mia prima bambina mi chiedevo – e lo chiedevo spesso a mia madre – se sarei mai stata una brava mamma, mi facevo mille domande. Oggi vederle crescere e sapere che sono bambine felici e serene, mi fa pensare che non sto facendo poi così male e che, anzi, me la sto cavando bene.

Mi rende orgogliosa rimanere nel cuore delle persone grazie al mio lavoro.

Poi c’è anche il lavoro. Mi rende orgogliosa ricevere i ringraziamenti delle persone, il loro riscontro. Mi lasciano bigliettini quando partono o segnalano il mio nome nelle recensioni all’Hotel su TripAdvisor. Questo mi inorgoglisce proprio tanto. Capita che persone che tornano a soggiornare in albergo mi portino un piccolo regalo, che pensino a me se sono in viaggio e mi portino un souvenir. Hanno le loro vite, ma trovano il tempo per ricordarsi di me. Sono contenta, perché anche nel mio piccolo, anche solo facendo bene il mio lavoro, rimango nel cuore delle persone.

Mi auguro, per tutti, un cambiamento profondo.

Mi fa paura il futuro, non di per sé, ma per quello che il mondo ci prospetta. Stanno accadendo tante cose attorno a noi e ovunque, e temo per le mie bambine e per quello che potrebbero trovare tra vent’anni.
Mi fa molto pensare la scelta di persone che decidono di non mettere al mondo figli perché non hanno fiducia del futuro. Conosco una persona, un’amica di famiglia, che ha preso la decisione di non avere bambini perché, dice che “non è un bel mondo quello che gli lasciamo”.
Quando invece con mio marito abbiamo deciso di diventare genitori, pensavamo che avremmo potuto dare ai nostri figli gli strumenti per affrontare al meglio la vita. Lo penso ancora. Non è semplice davanti ai timori, ma lo penso ancora. Anche se sul futuro del mondo vedo una grande incognita, confido con tutto il cuore che arrivi un cambiamento profondo.
Poi per quello che mi riguarda, non cambierei niente, mi auguro che vada così come va ora, nella salute, nel lavoro, negli affetti. Anzi, spero di riuscire a cambiare ambiente di lavoro e di trovare persone con cui è bello e costruttivo lavorare insieme. Sarebbe un bel cambiamento. E poi mi piacerebbe anche una casa più grande, ma si vedrà, un passo alla volta.

E tu? Anche la tua è una storia normale ma profondissima? Quale evento ha determinato la tua vita e quella della tua famiglia?
Quale grande cambiamento hai affrontato per vivere oggi la tua vita, la tua serenità? Cosa ti rende felice?

Sono sicura che hai una storia da raccontare e io sono pronta ad ascoltarti. Scrivimi a occhidiragazze@gmail.com.

Occhi di ragazze è un viaggio narrato attraverso l’hashtag #Occhidiragazze in cui trovano spazio gli sguardi delle donne che ho la fortuna di conoscere o che il caso mi fa incontrare, ma anche le storie delle amiche che fanno parte della mia vita, delle nonne, delle mamme, delle bambine e dei loro occhi di ragazze.

Ti aspetto,
Alessandra