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Seguo alcuni siti e blog di poesia: mi piace leggere poesia e conoscere i poeti, è una scoperta continua. Poesia chiama poesia e la conoscenza sprofonda in altra conoscenza.

Mi sono avvicinata con molta cautela a questo mondo, pur avendo iniziato a scrivere poesie da giovanissima, ma sempre con il timore di sbagliare e un sacro rispetto per i grandi cantori dell’anima.

Tra i siti che consulto più spesso ci sono Frammenti del tredicesimo giorno di Elena Petrassi e Poesia, Mensile Internazionale di cultura poetica. Entrambi hanno finestre sui social che permettono di dare un’occhiata alla proposta del giorno e di soffermarsi anche solo qualche secondo sulla poesia.

Giorni fa ho letto questi versi di Ghiannis Ritsos e ancora mi risuonano nella mente per la scarna, essenziale verità che rappresentano:

Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?

I versi sono tratti da Testimonianze, seconda serie, 1964-1965 di Ritsos e sono stati pubblicati sulla rivista Poesia, Anno XXII, Giugno 2009, N. 239, Crocetti Editore.

Ghiannis Ritsos è stato uno dei più grandi poeti greci del ventesimo secolo, insieme a Konstantinos Kavafis, Kostis Palamas, Giorgos Seferis, e Odysseus Elytis. Le sue maggiori opere includono Trattori (1934), Piramidi (1935), Epitaffio (1936), e Veglia (1941–1953).

Per conoscere l’opera poetica di Ghiannis Ritsos, rimando a questi contributi:

Buona lettura,
Alessandra