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Nadia è una donna dal fisico asciutto e scattante, dal passo leggero e il sorriso gentile. Non immagini che nasconda pesi enormi sull’anima. Non pensi che una semplice conversazione, nata per caso, apra la porta di un passato doloroso.

Nadia non si è arresa, grazie anche ad un temperamento irruento, e ha costruito passo dopo passo la sua vita. Oggi è una persona serena, appagata da quello che è riuscita a realizzare, senza cedere mai.

Mi chiamo Nadia, ho 56 anni, sono una collaboratrice scolastica in una scuola dell’infanzia e vivo a Roma. Ho un passato difficile, quand’ero bambina ho vissuto delle esperienze che mi hanno segnato molto. Quando guardo alla mia vita di un tempo mi sembra come un film che non mi appartiene. Una cara amica mi ha detto che quando succede così vuol dire che da quella vita ti sei salvata. Credo che la mia amica abbia ragione.

Il passato

I miei genitori erano persone fantastiche, brillanti e intelligenti e con un livello di cultura molto elevato, però in coppia erano incompatibili. Mio padre era un uomo alto e robusto, solo a vederlo incuteva timore. Picchiava mia madre e ed io e i miei fratelli abbiamo assistito impotenti, per molto tempo, alle violenze.
Siamo cresciuti con l’incubo della violenza domestica e la nostra adolescenza è stata problematica. Non c’è da stupirsene. Uno dei miei fratelli a 14 anni ha cominciato a far uso di droga e ancora oggi, a distanza di alcuni decenni, viviamo le conseguenze di quello che gli è accaduto. Voglio bene a questo fratello, gli sono molto legata: la sua intelligenza e la personalità complessa, ai limiti del geniale, mi lasciano a volte senza parole.
Da ragazza ho studiato, ho frequentato il liceo scientifico e poi, anche se avevo progettato di proseguire, ho scelto di abbandonare gli studi perché volevo andar via da casa. Sei giorni dopo la maturità ho trovato lavoro e sono andata a vivere da un’amica.
All’epoca avere il diploma ti apriva tante possibilità di lavoro. Ho tentato molte strade, diversi concorsi e superato molte selezioni, tra cui anche quella per guardiaparco nel Gran Paradiso. Chissà, forse quella sarebbe stata la strada che mi avrebbe permesso di realizzarmi presto, molto giovane.
Poi ho incontrato l’amore. Ho cominciato a frequentare un ragazzo, prima come amici, poi come coppia. Io sognavo di costruire quella famiglia solida che non ho mai avuto, ma così non è stato. Forse perché in fondo sono un po’ anarchica, non amo essere soffocata anche se rispetto profondamente le persone che mi sono vicine. Il punto è che sono sorti tanti problemi, tra cui anche quello – non marginale – di mia suocera, che mi detestava e creava un clima impossibile tra me e lui. Abbiamo avuto anche una bambina, ma il rapporto tra noi era ormai insostenibile e la tensione alle stelle. Ho scelto di separarmi quando mia figlia aveva sei mesi. L’ho presa e sono andata via di casa. Con lui all’inizio siamo rimasti in contatto, poi per legge ho ottenuto il benestare quando la bimba ha compiuto un anno e mezzo e da quel momento l’ho cresciuta da sola. Dopo più di venticinque anni – oggi mia figlia ne ha 29 – quell’uomo si è reso conto dei suoi problemi e ha ammesso di aver avuto una madre che gli ha impedito di vivere la sua vita e di avere un rapporto sereno almeno con la bambina.
Insomma, il percorso di mia figlia è stato difficile: da un parte il padre l’ha praticamente abbandonata, dall’altra io, sua madre, ho fatto i salti mortali per garantirle un futuro e il sostentamento quotidiano.
Ho abbandonato il sogno di far carriera: mi è capitato di dover rinunciare ad incarichi, anche nel pubblico o presso enti, dove era richiesto l’orario spezzato. Non potevo star via da casa tutto il giorno e lasciare la bambina ad estranei. Poi è capitato questo lavoro, è stato un caso, e si è rivelata l’occupazione perfetta per potermi occupare della bambina e guadagnarmi da vivere. Credo di essere una privilegiata, anche se molti potrebbero pensare che lavare i sederini dei bambini o accudirli durante i pasti non sia poi il massimo. All’inizio ho fatto un po’ fatica e ci ho sofferto perché ho avuto a che fare con persone poco sensibili o forse semplicemente ignoranti. Sono fortunata, invece: con i bambini ho un rapporto fantastico, è sempre una sfida che tocca il cuore e mi gratifica poter soddisfare i loro bisogni primari, più semplici. Poter essere loro d’aiuto è un toccasana per la mia anima. E in tutto questo tempo veder crescere mia figlia serena e riuscire a farcela, io e lei, nonostante tutto, è stata la mia forza.
Oggi mia figlia è la mia migliore amica, abbiamo un rapporto fantastico. Lei ha dalla sua la forza della giovinezza, è esuberante ed esterna facilmente i suoi sentimenti. Io mi trattengo di più, con il tempo e l’esperienza ho imparato a riflettere. Sono sempre stata di temperamento irruento – forse ho preso dalla mia mamma che era di origine marsigliese – e ho tentato testardamente di costruirmi una famiglia, ma convincendomi di cose sbagliate, mitizzando tutto. Ho sbagliato a cercare, soprattutto da giovane, un uomo che mi facesse da papà, invece di cercare un compagno, un uomo con cui crescere insieme.
C’è stato un altro uomo, accanto a me. Per cinque anni ho frequentato una persona, una figura positiva per mia figlia, lui è stato un ottimo papà per lei. Purtroppo ci sono state tante vicissitudini, c’era qualcosa che non andava e non ho accettato di scendere a compromessi per andare incontro ad aspettative che non erano solo nostre, di coppia.
A questo proposito, spesso mi chiedo se le donne che hanno figli, si separano e poi si ricostruiscono una vita con un altro uomo siano più fortunate di me nel trovare la persona giusta o se si accontentano pur di non star da sole. Una cosa è certa: volevo proteggere mia figlia e non legarmi alla persona sbagliata, a costo di rimanere da sola.

La felicità

Ora ho un’età grazie alla quale mi sento serena, non ho più quell’irruenza della gioventù e mi sento molto appagata da quello che ho realizzato. E sono felice. In particolare mi rende felice l’onestà del mio modo di essere: questo mi ha sostenuto negli anni, senza farmi piegare dagli eventi o dalle persone sbagliate. Ho sempre portato avanti le mie idee, nonostante le difficoltà, sono stata coerente con me stessa e buona con gli altri, anche se a volte può sembrare che io abbia una corazza. Ma non è così: vivo di buoni sentimenti, sono una persona positiva e mi piace alzarmi ogni mattina e vivere. Queste cose mi rendono felice.

Le paure

Mi fa paura la sofferenza. Quando mia figlia era piccola, avevo sempre il timore di poter star male. Soffro di un’allergia molto seria e in un paio di occasioni sono stata malissimo. Per fortuna ho potuto contare su persone che mi hanno aiutata, ma ogni malessere mi metteva in ansia, perché sapevo che fondamentalmente eravamo sole e, proprio per questo legatissime, quasi in simbiosi.
Ora lei è una donna, lavora, ha una sua famiglia, è mamma e ha una bimba. A volte però ho il timore che, per via di questo legame così forte che ci unisce e per quello che abbiamo vissuto, lei abbia una grande sensibilità che potrebbe esporla, non so, a delle sofferenze, a delle delusioni. Mi sembra che altre donne della sua età, per esempio figlie di mie amiche, non siano così e che affrontino tutto con più leggerezza.

Il futuro

Per il futuro sogno una grande casa, è un desiderio che ho in comune con i miei ragazzi, cioè mia figlia e il suo compagno. Sarebbe una grande casa indipendente, dove stare tutti assieme, dove crescere la piccolina e magari anche altri bambini che verranno. Me lo auguro di cuore. Mi piace spesso ricordare una frase di Giorgio Faletti, tratta dal suo “Fuori da un evidente destino”, che definisce i figli la porta dell’aldilà, cioè la nostra immortalità. Se hai figli, lascerai comunque qualcosa dopo di te e la morte non fa paura. Riesci a vedere oltre, ad andare più avanti di quanto tu creda possibile.

E tu? Quali prove hai superato? Fin dove ti sei spinta per superare le difficoltà che hai incontrato? Hai mai accettato compromessi? Ti sei accontentata? O sei orgogliosa di quello che, da sola, ti sei conquistato?

Sono sicura che hai una storia da raccontare e io sono pronta ad ascoltarti. Scrivimi a occhidiragazze@gmail.com.

Occhi di ragazze è un viaggio narrato attraverso l’hashtag #Occhidiragazze in cui trovano spazio gli sguardi delle donne che ho la fortuna di conoscere o che il caso mi fa incontrare, ma anche le storie delle amiche che fanno parte della mia vita, delle nonne, delle mamme, delle bambine e dei loro occhi di ragazze.

Ti aspetto,
Alessandra