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Fin dai suoi esordi nel mondo dei food blogger, Valentina Visaggi mi ha colpita per la sua carica di energia, per la creatività e per la positività che trasmetteva. Un’energia che si è centuplicata negli ultimi anni e che ora utilizza per dare il meglio di sé nel lavoro che ha sempre sognato.

La sua è una storia di cambiamento e di rinascita, di dolore e di grandi gioie, costellata di sogni che hanno indirizzato il suo percorso, a volte lasciandola insonne, altre facendola piangere di gioia.

Vi invito a leggere la storia di Valentina, tutta d’un fiato. Vi conquisterà per la grinta e la dolcezza.

Mi chiamo Valentina, ho 40 anni e sono prima di tutto la mamma di due bellissimi bambini, Jacopo ed Elia. Jacopo ha 9 anni, Elia 4. Sono una sognatrice. Un’inguaribile sognatrice che a un certo punto della sua vita ha voluto e cercato il cambiamento.
Ho sempre sentito di essere per il cambiamento. Leggevo storie di persone che avevano rivoluzionato la propria vita e mi dicevo e mi chiedevo: “Ce l’ha fatta! Come ci è riuscito?”. Erano storie che mi affascinavano, che avevano su di me un’attrazione irresistibile e in qualche modo sentivo di essere destinata anch’io a questo. Ma ci ho messo un po’ per capirlo.
Per molto tempo ho sentito dentro di me un’energia che non sapevo come impiegare. Ero frustrata nella vita professionale: lavoravo da diversi anni come agente di viaggio, ma era un lavoro in cui non mi riconoscevo e non riuscivo più a immaginarmi chiusa in un ufficio ancora a lungo. Sentivo in circolo nel sangue tanta fantasia, un’incredibile voglia di creare, ma non sapevo come e dove incanalare quell’energia, così mi limitavo a disegnare, ovunque, sentendomi sempre più confusa e stanca.
Ho aperto l’agenzia viaggi nel 2001, quando avevo 24. Accanto a me avevo un uomo che è diventato mio marito, una persona meravigliosa con cui ho costruito una famiglia. Sono arrivati i bambini e sembrava che tutto fosse completo. Ma anche in questo caso sentivo un senso di angoscia, d’insoddisfazione: ho capito che lui per me era come un fratello, che non lo amavo nonostante fosse un uomo che non mancava in nulla.
Sono andata avanti così, con il magone e l’inquietudine addosso finché non è cambiato tutto, in modo drammatico.
Tre anni fa è morto mio padre, dopo pochissimi mesi di malattia. E’ stato terribile. In un attimo possono mancare le persone più care, può capitare all’improvviso e non si è preparati. Tra la scoperta del cancro e il momento in cui il mio papà è mancato sono trascorsi appena quattro mesi, nemmeno il tempo di realizzare cosa stesse accadendo. Quando ho aperto gli occhi dopo quell’incubo, ho avuto una folgorazione: la vita è breve e dobbiamo essere felici e fare qualcosa che ci rende felici. E ho capito che non ero felice né con mio marito né sul lavoro.
E’ cambiato tutto. In quello stesso periodo mi hanno anche licenziata. La multinazionale per cui lavoravo e che si occupava di turismo d’affari ha mandato a casa me e molti miei colleghi. Mi sembrava una tragedia, ma io non lo sapevo che in realtà mi stavano facendo il più grande regalo che potessi sperare.
Così, da quel dicembre di tre anni fa non mi sono fermata più. Ho guardato davanti a me e ho cominciato a cercare il cambiamento. Ho lasciato mio marito e ho avviato la separazione. Poi ho deciso: se proprio volevo realizzare qualcosa nella vita, dovevo farlo con qualcosa che amavo. Mi sono resa conto che pasticciare e preparare dolci era quello che io amavo di più e la mia immaginazione, lasciata libera, non mi dava tregua. Erano i miei sogni a tenermi sveglia e mi facevano guardare avanti. Ho creduto tantissimo nei mei sogni. Mi hanno anche fatto piangere spesso, i sogni. Di notte, soprattutto, quante lacrime!
I primi tempi della mia nuova vita entravo in tutte le pasticcerie, implorando che m’insegnassero qualcosa perché non avevo nemmeno le basi. Volevo imparare a tutti i costi. Ho scritto a Iginio Massari, ho scritto a tutti, ho bussato a molte porte perché non avevo soldi per pagarmi i corsi e non avevo nemmeno la possibilità o il tempo di studiare ma volevo assolutamente imparare. Avevo due bambini piccoli – all’epoca Elia aveva un anno e mezzo e Jacopo 6 – ed era tutto estremamente difficile.
Finché la buona stella ha brillato anche per me: ho iniziato a lavorare in una pasticceria, finalmente. Lì ho capito quanto fosse duro questo lavoro, anche pesante fisicamente, un’attività che ti chiede tantissimo. Ma sentivo senza ombra di dubbio che era proprio quello che volevo fare e che non sarei tornata indietro.
Naturalmente avevo mille sensi di colpa nei confronti dei bambini, toglievo loro del tempo ed ero sempre di corsa, ma mi dicevo che ero sulla strada giusta. C’era una passione costante, un amore irresistibile per la pasticceria e non sarei riuscita più a farne a meno. Dovevo star lì in laboratorio a tutti i costi, non sentivo ragioni.
Ho lavorato in diverse pasticcerie, senza mai prendere un centesimo, imparando tutto quello che potevo nei laboratori e impegnandomi al massimo. E’ stata dura finché lo scorso anno non sono riuscita ad entrare in un laboratorio serio e ad essere pagata per la prima volta per fare la pasticcera. Mi pagavano in nero, eh, ma la soddisfazione che ho provato nel prendere i primi soldi per fare proprio quello che volevo è stata indescrivibile. Dopo diversi mesi, ho avuto la possibilità di fare un colloquio per lavorare con uno chef molto apprezzato e importante in un ristorante gourmet, qui a Bari. E’ andata bene e ora lavoro per lui, con un contratto a tempo indeterminato. Non mi sembra ancora vero, però. Mi chiedo sempre: “E’ possibile? Lo sto facendo davvero?”. Pian piano, ogni giorno, imparo cose nuove e così tengo vivo il mio sogno, perché non si spenga davanti alle difficoltà e alla paura. Tanto non mollo: sono una sognatrice, una che crede fortissimamente nei sogni e che invita sempre gli altri a fare altrettanto. E’ quello che cerco di insegnare anche ai miei bambini: a crederci tanto, tantissimo, e a non mollare.

La felicità

Se qualcuno mi chiedesse cosa mi rende felice più di tutto non direi il mio lavoro, perché si, mi rende felice però mi porta anche tanta frustrazione e tensione emotiva, perché è pesante e richiede un enorme impegno. Invece mi rendono davvero felice le piccole cose, mi basta veramente poco. Stamattina ero felice perché mi sono svegliata con calma, Jacopo ed Elia non sono andati a scuola, nessuno di noi doveva correre e potevo dedicarmi alla casa e ai gatti: mi son sentita felicissima. A volte mi basta l’odore del caffè, oppure una bella giornata di sole o una battuta che mi fa ridere. C’è sempre qualcosa che mi stuzzica la felicità. Fortunatamente ho l’inclinazione, che ho preso da mio padre, all’essere felice per le stronzate! Ecco perché sono sempre di buon umore.

L’orgoglio

Sicuramente mi rende orgogliosa nel mio intimo – ma non lo sbandiero in giro – il fatto di essere riuscita a cambiare qualcosa nella mia esistenza, di essere riuscita a trovare la direzione che volevo, di aver avuto chiara l’idea di dove volevo andare. E poi ci sono i miei bambini. Jacopo ed Elia sono dei bambini bravissimi. Se riesco a gestire tutte le cose è perché Dio mi ha dato questi due bimbi eccezionali. Il grande specialmente, 9 anni, è autonomo e maturo e a volte mi dà delle risposte che mi lasciano senza fiato. Qualche giorno fa, presa dalla stanchezza, ho guardato il disordine in casa e ho pensato a tutte le incombenze che mi aspettavano e ho borbottato tra me e me: “Con tutto quello che ho da fare la gente penserà che sono matta a tenere pure due gatti in casa”. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Mamma, tu non sei pazza, tu sei coraggiosa”. Sono orgogliosissima di loro, sono due bambini che tutti vorrebbero. Posso fare qualsiasi cosa, andare ovunque in totale rilassatezza e loro sono sempre sereni, tranquilli ed educati.

La paura

La mia paura sono le malattie. Ne ho il terrore assoluto. Ho paura di quegli eventi che arrivano improvvisi e sono irreversibili. Nel mio immaginario sono rappresentati dalla malattia e io vivo nel terrore che possa succedere qualcosa o a me o ai miei figli. Ho paura, una grandissima paura, che questo periodo pieno e ricco di vita venga interrotto da qualcosa di troppo grande o incontrollabile.
Io lo so, sono incasinata e faccio fatica, ma adesso comunque sento la vita, adesso non cambierei questo periodo con uno più tranquillo, perché mi sento viva. Per questo, ancora di più, oggi ho paura di quegli eventi – e la malattia è solo una delle possibili rappresentazioni – che arrivano improvvisi e stravolgono tutto, che tu lo voglia o no.

Il futuro

Il futuro mi spaventa tanto, perché il lavoro oggi c’è ma domani potrebbe non esserci ed è sempre una grande incognita. Sono preoccupata perché sono una donna separata e il mio stipendio è fondamentale. Se devo pensare a un futuro reale e prossimo, penso al mio piano B. Il piano prevede che se tutto andasse a rotoli, che se non riuscissi a trovare niente di soddisfacente e gratificante nella pasticceria allora andrei a lavorare un call center e mi limiterei a preparare dolci per la mia famiglia. Se però penso a come vorrei il mio futuro, allora m’immagino i bambini un po’ più grandicelli, sempre più autonomi e sereni, io che faccio il lavoro che amo e, in una bella giornata di sole, qualcuno di speciale che mi chiama per andare a prendere un caffè.

Per conoscere Valentina Visaggi e le sue creazioni vi invito a visitare il suo golosissimo blog, La maison de beurre.

E tu? Qual è il tuo sogno? Quali eventi della tua vita hanno segnato un nuovo inizio? Quali le decisioni che hai preso per mettere in atto un cambiamento. Qual è la tua piccola rivoluzione?

Sono sicura che hai una storia da raccontare e io sono pronta ad ascoltarti. Scrivimi a occhidiragazze@gmail.com.

Occhi di ragazze è un viaggio narrato attraverso l’hashtag #Occhidiragazze in cui trovano spazio gli sguardi delle donne che ho la fortuna di conoscere o che il caso mi fa incontrare, ma anche le storie delle amiche che fanno parte della mia vita, delle nonne, delle mamme, delle bambine e dei loro occhi di ragazze.

Ti aspetto,
Alessandra