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Al via il 7 febbraio la 67^ edizione del Festival di Sanremo. Anche quest’anno non sono sicura di riuscire a guardarlo per tutte le serate previste, né che starò al passo con le news e i rumors della rassegna canora. Forse è umanamente impossibile 🙂 Però una cosa è certa: Il Festival della Canzone è una tradizione della nostra cultura popolare e bisogna renderle onore.

Così ho ripescato un post datato 16 febbraio 2012 dal mio vecchio blog Mipiacesettembre e i miei pensierini su Sanremo sono ancora gli stessi: affettuosi e affezionati. La simpatia per Sanremo non mi passa. Perché sono nazionalpopolare, io.

Questo potrebbe essere un post ispirato al Festival di Sanremo, se solo avessi occasione di guardarlo. Ma non è così: non ho modo di guardarlo, all’ora del Festival sono ormai brasata e dormo.
Però se avessi il tempo e fossi sveglia abbastanza mi spalmerei sul divano a guardarlo, fino alla fine. Mi ci metterei d’impegno. La gara, le canzoni, i protagonisti mi divertono e appassionano. Del resto, tutti i commenti di contorno e i retroscena sono sempre stati il sale del Festival, in TV o sulle riviste.
Da ragazza, a me il Festival è sempre piaciuto. Con mia sorella puntavamo il registratore davanti alla TV per registrare le canzoni, per poi ascoltarle e impararle a memoria, con i testi di “Sorrisi e Canzoni” tra le mani. Si creavano anche i gruppi d’ascolto: cena con gli amici e poi via sul divano a commentare. In mancanza d’altro, si andava di commenti al telefono: “Stai guardando Sanremo? Hai visto quella? Hai sentito l’altra?” e, a seguire, con i pronostici per la vittoria.
Ora di Sanremo si preferisce non parlarne, tutti dichiarano di non guardarlo. E’ troppo da sfigati, meglio far finta di non saperne nulla. Salvo poi commentarlo su Twitter con gli hashtag #sanremo e #sanremocontro, così è più cool. Anche su Facebook, si aprono commenti e discussioni, e lì i toni sono più rilassati e familiari, o più accesi e caserecci. Va bene tutto ed è molto divertente e anche utile per chi, come me, non riesce a seguire il Festival. Almeno ci si fa un’idea e si sta sul pezzo. In bilico, ma ci si sta.
Comunque – non s’era capito? – io il Festilval di Sanremo lo seguirei, anche solo per essere fedele a una tradizione. Perché appartengo alla generazione di quelli che sono cresciuti con la TV e il Festival era un’istituzione, come Fantastico il sabato sera, 90° minuto con Paolo Valenti, e la Domenica In di Corrado o Pippo Baudo.
Ehi, non sono vecchia o nostalgica! Sono nazionalpopolare, ecco. Mi manca quella TV che istruiva, informava, educava. E che faceva sognare. Ok, erano altri tempi. E siccome siamo nel 2012 e il mio è un lavoro del terzo millennio, seguo #sanremo su Facebook e Twitter. Ma sempre nazionalpopolare sono.