Seleziona una pagina

Negli anni ’70 Mary Tyler Moore ha incarnato con grazia e ironia un nuovo modello femminile.
E chi è stata bambina tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 non può dimenticarla. Come me, che da piccolissima ho adorato il suo appartamento con le porte bianche, il divano al centro della sala e l’enorme vetrata alle spalle. Ha origine da lì, probabilmente, la mia passione per gli appartamenti di città e l’euforia per il mio monolocale e il lavoro in redazione, quando mi sono trasferita a Milano per lavoro.

L’attrice è mancata ieri, a 80 anni, dopo una lunga malattia e una vita personale segnata da lutti ed eventi drammatici. Candidata all’Oscar con “Ordinary People” di Robert Redford, per il ruolo della madre gelida e risentita che aveva appena perso un figlio, Mary Tyler Moore resta impressa nell’immaginario collettivo come la Mary Richards della sitcom della CBS The Mary Tyler Moore Show, trasmessa dal 1970 al 1977 negli Usa e approdata in Italia nel 1982.

Il personaggio di Mary Richard portava in scena una donna adulta single, non divorziata o vedova, fiera della sua indipendenza professionale e delle sue scelte personali. Per molte americane Mary Richards divenne quasi una sorella con la quale identificarsi, una vera icona femminista: la Tyler Moore infatti portò sul piccolo schermo temi allora tabù come parità di retribuzione, contraccezione e indipendenza sessuale.
Mary Richards era una giovane donna impegnata nel costruire il proprio destino senza riferimenti ad archetipi culturali. Una sfida che a distanza di quarant’anni non è ancora vinta.

Segnalo un interessante contributo critico sulla celebre serie: Mary Tyler Moore Show.