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Pubblico qui il racconto che Cultora ha selezionato per il concorso “I racconti di Cultora”.
I racconti vincitori sono stati pubblicati nell’antologia “Racconti di Cultora”, edito da Historica Edizioni.

Ecco il testo, dal titolo Un’ombra:

Indosso la gonna grigia. E’ lunga fin sotto il ginocchio. La camicia bianca, leggera e fresca, ha le maniche lunghe. Le ho arrotolate sui polsi. Sul petto c’è un disegno lieve, fiori celesti che percorrono sul cuore il rumore della mia vita. Ma io faccio silenzio.
Ho raccolto i capelli sulla nuca con forcine e mollette nere. Ai piedi le scarpe con la suola di gomma scura, chiuse sul dorso con i lacci. Ieri ho visto una giovane con lo smalto ai piedi. Le unghie arancioni sfolgoravano sul selciato. Mi hanno ricordato gli evidenziatori che usavo per studiare storia.
Al collo porto la catenina del battesimo con la medaglietta della Madonna del Rosario. Alle orecchie le roselline d’oro.
Sono pronta, prendo il borsello con i soldi contati per la spesa: pane, latte, tonno, emmenthal. Forse anche le tic tac. Voglio far presto: oggi a mezzogiorno il postino consegna il bollettino del Santuario.
Mi incammino per il viale di oleandri. Dall’altro lato della strada c’è il bar dove i giovani fanno colazione con cornetto e cappuccino. Parcheggiano le loro macchine lucide e grandi, lo stereo acceso, al centro della strada. Fumano e parlano a voce alta, hanno occhiali scuri e magliette sgargianti. Mostrano i muscoli.
Io sotto il sole del mattino sono un’ombra. Nessuno mi nota nel tragitto, il mio consueto percorso mattutino fino al parcheggio del minimarket e più avanti, all’entrata. Attraverso i corridoi deserti, sul soffitto i ventilatori smuovono l’afa. Faccio presto i miei acquisti, compro anche le tic tac. Soliti gesti, soliti passi e ho finito. Pago con gli spiccioli: “due, tre, cinquanta, cinque…”.
“Mancano due centesimi”, mi annuncia la cassiera.
Rivoli di sudori mi scivolano sulla schiena, il cuore batte più forte.
“Me li dai domani, non c’è problema”, sorride benevola.
“Si, si..!” concludo e mi affretto verso l’uscita.
Sguscio fuori, qualcuno forse mi saluta. Negli occhio ho lame di luce e puntini luminosi che mi feriscono. Ancora pochi metri e sono a casa. Infilo la chiave nella serratura, entro nell’ingresso e mi fermo al buio. Conto due centesimi, li preparo per domani. Domani, lo so, arriva presto.