Seleziona una pagina

camillo_sbarbaro

Poeta ligure, poeta della Natura, Camillo Sbarbaro muore il 31 ottobre 1967.
Sbarbaro canta la miseria degli emarginati delle grandi città, lo stupore e la consolazione che si celano nel mistero della vita.

Elementi che orientano il suo sguardo e la sua espressione poetica.

Talor, mentre cammino per le strade
Talor, mentre cammino per le strade

della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d’essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M’occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s’imprimono dolorosamente.
E conosco l’inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l’inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d’esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall’attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l’orlo
d’un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell’attimo dentro m’impauro
a vedere che gli uomini son tanti.

Pianissimo, 1914/1954 ed. Neri Pozza, Venezia 1954.

Alcuni contributi su Camillo Sbarbaro:

Cento anni di Pianissimo. La modernità di Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Il dolore del vivere

La poesia di Camillo Sbarbaro